

ODIO IL CARPE DIEM In questi giorni di polemiche gratuite per motivi di "hobby" ho avuto di dare la sentenza di condanna definitiva al motto "carpe diem" che,partendo da Orazio, è arrivato ai giorni nostri per la straordinaria interpretazione di Robin Williams ne "L'attimo fuggente". Bello da adolescenti sentire parole simili,sono parole che infiammano gli animi,ti trascinano,ti invitano a rompere gli schemi triti e ritriti che ti opprimono. Bello ma...troppe volte sento dire cose del tipo "va beh ma la vita è una sola bisogna fare quel che ci si sente" che tradotto suona "faccio il cappero che voglio" e qui sinceramente prendo abbastanza in odio il carpe diem almeno per come è interpretato in questo momento. Perchè questo motto,allargato fino a farlo diventare una maglia sformata che arriva fino alle ginocchia,diventa qualcosa che propugna il capriccio vero e proprio. E' un'idea bellissima quando si infila in un contesto chiuso e repressivo,ma diventa una baggianata quando viene utilizzata in un mondo che ti permette di fare veramente qualsiasi cosa,visto che i principi sono diventati della consistenza simile a quella della difesa di una squadra condannata alla retrocessione. Certo,va bene seguire il cuore,va bene usare l'istinto,va meno bene però ledere persone che non c'entrano niente,usare amicizie e vincoli come banconote fuori corso,mettere a repentaglio collettività per il semplice piacere di poter raccontare tra un anno "ah io quella cosa lì l'ho fatta". Mi danno profondamente fastidio la sfilza di messaggi che ti rintronano detti dalle persone,sentiti nelle canzoni,letti dai libri o su internet,trasmessi dai film dove si parla unicamente della felicità personale,mi fanno accaponare la pelle perchè sono tanti "nulla osta" ad agire in qualsiasi modo possibile senza curarsi delle conseguenze,sono tanti assegni in bianco da riempire portando via risorse preziose a chi non c'entra nulla. Il vero coraggio è prendersi DA SOLO i rischi di ogni cosa cercando di non fare male a chi ci sta intorno e tiene a noi,e di assumersi le responsabilità di cosa ne consegue,e non di farsi terra bruciata pretendendo che gli altri "capiscano" sennò "sono degli stronzi". Amen :)
postato da: PhantomLord alle ore 07:33 | My Site | commenti (1) |permalink|PACCO A (NEPPURE TANTA) SORPRESA Una volta ce n'era di meno. Parto da questo luogo comune che fa molto "anziano" per descrivere il percorso di uno dei sicuri protagonisti del mondo dei rapporti personali nell'era di Facebook:il pacco. Nell'era pre-internettiana e nell'era della "prima ondata" era un personaggio assai raro,c'era una sorta di "patto di lealtà" tra chi si avventurava nel mondo degli "amici di penna" o nella prima ondata dei blog:prendiamoci come siamo,se poi non ci si va bene possiamo sempre smettere,ma almeno ci siamo incontrati. Si viveva la corrispondenza e l'approccio a internet consapevoli che era una branca del mondo reale,un modo migliore per conoscersi. Mi ricordo un solo pacco,che mi fece molto male:dopo 9 anni di corrispondenza prendo il treno per Bologna per conoscere colei che lungo gli anni delle superiori era stata il mio angelo custode. Resto da solo a Bologna per ben 4 ore e mezzo prima che lei cedesse e decidesse di incontrarmi. Ovviamente i rapporti ne risentirono moltissimo e a parte i messaggi di auguri e poco altro finirono lì. Lei si sentiva su di un piedestallo e non aveva nessuna intenzione di scendere per incontrare una persone "inferiore" e mostrarsi "umana". Dovette cedere perchè il costo di un biglietto di treno e una giornata buttata via erano troppo anche per la sua moderata stronzaggine. E così anche gli altri,persino chi non doveva fare centinaia di chilometri per incontrarti Negli ultimi tempi invece la quantità di pacchi si è ampiamente dilatata. Facebook ti permette di incontrare chiunque o quasi abbia incrociato la tua vita,dalle insegnanti ai ragazzi che hai animato al centro estivo,per un gigantesco tuffo nei ricordi. Tutto bene? A dire il vero no. Una volta accettata l'amicizia e aver sbirciato il tuo profilo ogni speranza di riallacciare i rapporti con la persona che vedevi in discoteca o che ha sfilato per te molto spesso muore dopo una breve chattata,una promessa vaga di vedersi trascinata fino al giorno fatidico per poi mandare un asettico sms di rinuncia all'ultimo. Guardacaso c'è stato un impegno. Ma che sfiga. Prima il pacco era la carta ultima da giocare,quella estrema,dettata dalla paura e dall'imbarazzo,consapevole che avrebbe voluto dire abortire l'amicizia. Ora è semplicemente un modo di giocare o di dire "guarda,è bello incontrarsi in giro,ma di fare due parole da soli non ci penso minimamente". Ipocrisia allo stato puro,o quasi.Ma il peggio,il vero peggio deve ancora arrivare. Arriviamo alla finta amicizia,ma finta al cento per cento. L'aggiungerti come amico,rispondere a ciò che scrivi nel virtuale,e poi incrociarsi casualmente per strada e tirare diritto senza salutare. Poi continuare come se niente fosse nel virtuale,perchè ormai è diventato un mondo a parte,non più una propaggine della realtà ma una dimensione parallela. Non ti saluto,poi ti scrivo sulla bacheca "eh scusa ero distratto,messaggiavo,ma poi eri proprio tu,eh cavolo ho bevuto troppo,ero troppo storto,dai la prossima volta?". Fino al prossimo pacco. Una volta quando non salutavo passavo da stronzo,e invece ero timido. Arrivavo a casa e mi vergognavo,o mi facevano vergognare,di non aver fatto quel minuto di conversazione,di aver lasciato andare conoscenze. Non lo faceva nessuno. Adesso che lo fanno tutti,la mia "gena" è diventata quella dei signori,e il saluto "ad personam" non lo nego a nessuno...
postato da: PhantomLord alle ore 08:22 | My Site | commenti (2) |permalink|BORN TO BE ABRAMO Il mio rapporto con la Chiesa si è composto essenzialmente di tre fasi:quella da quando ero bimbo fino alla prima metà degli anni novanta,la seconda metà dei Novanta fino al 2002 circa,e poi dal 2002 a oggi. Nella prima fase ho creduto a ogni singola parola di quel che veniva detto e proposto,accettando acriticamente tutto,e pentendomi tremendamente di quel che combinavo al di fuori di quella cerchia. Come nel mio più classico modo di essere non perdevo una Messa o un appuntamento di gruppo (a parte i difficili anni delle medie),mi collocavo umilmente come aspirante animatore dopo aver fatto parte della non nutrita schiera degli adolescenti fedelissimi. Poi il mio credo ha iniziato ad avere qualche crepa,essenzialmente perchè ho capito di essere un pochino diverso da "quelli del giro" e ne ho avuto ampia prova tra il 95 e il 96,quando ai primi accenni di critica pian pianino il Gruppo mi ha messo a margine,con battutine fatte alle spalle e frecciate,queste anche frontali. Insomma,non aderivo pienamente e quindi non potevo essere dei loro,che spesso come nella migliore tradizione dicevano una cosa e poi,nel privato,ne facevano un'altra. Ma ho tenuto duro per più di un quinquennio perchè parallelamente ricevevo enormi soddisfazioni come animatore per centri estivi o campi scuola,conoscendo gente eccezionale che ho attorno ancora oggi dopo dieci anni.Mi sono chiesto chi me lo facesse fare di andare in chiesa ogni domenica per poi uscire fuori e parlare,al massimo,delle partite imminenti con gli amici che mi venivano a trovare all'uscita della Messa,senza che la comunità mi rivolgesse parole che non fossero "di comodo". Presto però,logicamente,cambiò l'aria.Difatti ci fu lo strappo definitivo nel 2002,quando andai a vivere con mio fratello e per la "comunità" ero diventato colpevolmente un ex dal momento che pur vivendo sul territorio non frequentavo. Peccato che nel momento in cui mi decidevo a farlo ero nuovamente vittima di tutte queste battutine,frecciate che nascondono voglia di mettere a margine una persona non gradita. E a questo punto,dal momento che la fede non è una cosa da vivere da soli,ho preferito non viverla affatto...
postato da: PhantomLord alle ore 07:39 | My Site | commenti |permalink|Ieri è stato l'esempio eloquente che da sola la volontà non basta: sabato lavorativo molto easy e morbido,bella cena,umore ottimo,domenica a casa senza particolari programmi. Insomma,tutto pronto per fare una bella serata. Poi però...qualcosa non va. Quel qualcosa è l'orologio biologico,che,qualunque cosa accada,dopo mezzanotte inizia a farmi sbadigliare. Il crollo poi avviene nel momento in cui ci si decide a muoversi e salta fuori qualcuno dicendo "ma dove andiamo,è prestissimo". Urca,sarà prestissimo ma è mezzanotte e venti e sto sbadigliando. Mi dò autonomia di un'ora. Dopo altre chiacchiere si scarica pure quella. Arrivederci... Insomma,c'è stato il glorioso periodo del "giro dei pub",da quando avevo 18 anni ai 23 e mi sono divertito da matti,c'è stato il glorioso periodo della disco,dai 23 ai 30 circa,e mi sono spaccato dal divertimento,c'è stato il nebuloso periodo del "vorrei ma non posso" quando la domenica dovevo alzarmi presto per lavorare e rimandavo le serate a data da destinarsi. Ora,che le possibilità domenicali ci sono eccome,arriva la constatazione che di fare serata nei locali non ne ho più la minima voglia. Sempre pronto per una cena,per muoversi,per qualcosa di particolare. Ma,non me ne vogliate,io se passo l'ora e mezza critica (23-0.30) fermo al bar a salutare chi passa,dopo invece di andare in giro me ne torno a casa...senza rancore :)
postato da: PhantomLord alle ore 17:07 | My Site | commenti |permalink|Splinder Template
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