

VITA IN PRESTITO
C'è chi la propria vita la butta via,come se fosse roba senza importanza,c'è chi se la tiene stretta,e magari ci fa poco o nulla,c'è chi all'opposto crede di farla fruttare dandola in prestito. Ma la vita non è come i soldi,non ci carichi sopra gli interessi,non te ne torna di più o se accade comunque non abbastanza da giustificarne l'allontanamento temporaneo. La vita in prestito,il dare tutto sè stessi per qualcosa che ci riguarda solo di striscio,ignorando magari tutta quella parte che potrebbe davvero ricompensarci pienamente,come un rapporto importante,come amicizie nuove e profonde. E preferire a queste cose l'impegnarsi per eventi,manifestazioni,gruppi e associazioni. Cose belle,per carità,poi però ognuno torna a casa sua,e molto spesso ci trova già qualcuno,oppure quando il gruppo non c'è ha ben altre cose da fare. Invece,per qualcuno,il gruppo diventa il Gruppo,è solo una maiuscola,ma cambia tutto. Per qualcuno la maiuscola si giustifica perchè sennò il cellulare non suona neppure per i messaggi,si giustifica perchè quando apri la porta non c'è nessuno che ti chiede della serata. C'è silenzio quando torni e quando ti addormenti,e quando ti risvegli. Certe volte tieni la maiuscola sperando che qualcuno se ne accorga,ma il più delle volte sono tutti troppo occupati,e allora se i riconoscimenti arrivano,sono sempre dopo il terzo bicchiere.
Certe volte è ora che quella vita in prestito te la riprendi,per vedere cosa ci hai ricavato,certo,ma soprattutto per farci finalmente qualcosa.
Ci siamo,quasi,tutti. C'è il padrone di casa,discreto,sempre sottovento,che controlla il tutto e c'è la casa,per certi versi sorprendente,che sa creare un gran bell'ambiente,tra il gioco di colori,di dettagli e la musica che viaggia,compagna discreta ma ottima pittrice di atmosfere e situazioni. C'è l'ospite,che arriva in ritardo,ma arriva,e si fa sentire,con la sua cadenza così esterna a noi ma la sua simpatia che entra perfettamente nel gruppo. C'è la maestra vera,che si fa i complimenti da sola quando si leggono i suoi pezzi,il tutto ridendo e sorridendo,coinvolgendo tutti. C'è la mezza maestra,dal look da protagonista di una cartone giapponese e dall'aria talvolta arcigna,talvolta dimessa,sempre sorprendente. C'è il reduce,il reduce da blog,non scrive più però ha fatto troppo da collante per restare fuori,alla fine speriamo tutti nel suo ritorno,speriamo tutti che quello sguardo perplesso e vagamente incerto diventi parole da leggere. Si mangia,abbondante,e i chili persi negli ultimi mesi sono la giustificazione firmata dai genitori per abbuffarmi. Si beve,e poi si legge. Momenti toccanti e divertenti,profondi e leggeri,la scoperta che le mie pagine migliori risalgono a due anni fa,la domanda amletica "cosa ho fatto in questi due anni?" che ti assale,e poi scivola via,umida e quasi inconsistente. Si tira tardi,e io vorrei andarmene prima chè il mio orologio biologico bestemmia,e conto le ore che mi separano dal lavoro. Aspetto,resto lì,con gli sbadigli chiari indicatori che la vita notturna è la mia più grande,ma alla fine neppure rimpianta ex. Poi si va via. Via dal tappeto multicolore,via dalla musica leggera e dalle luci,via dalla torcia per leggere. Un pensiero,forte,agli assenti. Un saluto a tutti,riporto tutto a casa propria,la vicina di posto,me stesso,le sensazioni della serata. E mi sento più ricco,più pesante di pancia e di cuore,più leggero di testa. Alla prossima!
(dedicato a tutti gli intervenuti)
PICCOLO
Piccolo,ma quanto? Piccolo quando parlo e la gente prosegue con i suoi discorsi,piccolo quando saluto e non ricevo risposta,piccolo quando promettono e alla fine sono solo parole per tenermi buono. Piccolo quando ti fanno sembrare possibili cose assurde,piccolo quando le tue amiche vanno in palestra e sembrano atlete e tu non fai nulla da mesi stritolato dagli impegni,piccolo quando la vita richiede decisioni importanti e tu le tue le hai prese tanti anni fa. Piccolo al punto che hai la sensazione che le tue braghe stiano lì lì per abbandonare i fianchi e crollare verso terra,al punto che i tuoi stessi piedi ballano nelle scarpe,quando nell'urto quotidiano a prescindere dalla stazza e dalla decisione degli altri quello che vacilla e a volte cade sei sempre tu,quando persino chi è più piccolo cerca di essere più grande e si mostra in modo intimidatorio affinchè ti faccia da parte.
IL SESSANTOTTO
Vado in libreria stamattina e mi trovo davanti il libro di Marcello Veneziani "Rovesciare il 68". Leggo su "La Stampa" di oggi che De Gregori ha scritto una canzone polemica nei confronti del 68.
Finalmente! Mi sono detto. Questa cosa del Sessantotto mi sta sui cosiddetti da un paio di anni,da quando ho realizzato quanto ci è costato quella sorta di "sogno rivoluzionario". Perchè per quanto ce la possiamo raccontare,la rivoluzione è bella fino a quando è contestazione,poi quando diventa potere deve scendere a patti,e genera dei mostri.
Odio il Sessantotto perchè ha fabbricato i radical-chic, ha impostato una sorta di "ideologia precotta" che devi solo scaldare al microonde, ha riempito ipocritamente i discorsi di parole inflazionatissime come "solidarietà","libertà","democrazia" ecc. però sempre usate in termini che andassero bene per chi la pensava come loro. E invece,quarant'anni dopo,tutti i contestatori o quasi sono andati al potere,e ci giocano a colpi di sogni e se va bene sorrisi,mentre di quello che dicevano si è realizzata solo una minima parte. Ha raggiunto una certa anzianità di servizio,40 anni,e allora è il tempo di mandarlo in pensione. Senza rimpianti.
Ho sempre avuto la tendenza a guardare un po' verso il passato,per rielaborarlo,modificarlo,quasi come se delle volte ci trovassi una seconda possibilità da sfruttare. Sono sempre stato così,all'epoca della maturità cercavo roba anni 70 per riproporli,modificarli,disegnarli come se li potessi vivere pure io. Poi crescendo sono stati altri gli anni da rivivere,non tanto come epoca,quanto come obiettivi personali,prendere il meglio di un anno e vedere di inserirlo in un altro contesto,come ritagliare un articolo di giornale bello,attuale e posarlo dentro un giornale nuovo di zecca. A volte sono io che ci provo,e la cosa viene magari un po' forzata,a volte sono i cd,le letture,gli episodi che mi chiamano,mi invitano a riprenderli in mano e reinterpretarli. Ho addosso jeans che avranno otto anni,e dopo otto anni ci sono entrato dentro,solo qualche mese fa non ci avrei mai creduto,e ancora oggi sento amiche schiattare di questo. Ho in macchina cd che avranno 15-16 anni,perfettamente intatti,non è da me,ma è la potenza di aver creduto in certi gruppi quasi come fossero stati la Verità,così che oggi ti ritrovi tutti,ma tutti i gruppi di Seattle anni Novanta con i loro cd in condizioni splendide,forse perchè li ho ascoltati per l'ultima volta dieci anni fa...ho riallacciato rapporti con gente che non frequentavo da anni,ho ripreso confidenza con il mio modo di rinchiudermi quando sento di aver dato troppo agli altri,e di non avere più niente nelle mie tasche,e allora ad un certo punto mi rinchiudo dietro le tende blu come il muro che ho di fronte e scrivo,oppure dietro le tende arancio e leggo appoggiato al muro color grano,che anche nelle giornate più buie sa dare luce...c'è una primavera davanti,una vita da reinventare,un'indipendenza che non è forse più buia solitudine,ma è quella di chi è abituato a volare per i cieli,sapendo che una gabbia,anche la più luminosa e spaziosa,potrebbe seriamente deprimerlo e ucciderlo dentro..
postato da: PhantomLord alle ore 20:26 | My Site | commenti (1) |permalink|Splinder Template
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